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Muoversi: le donne e la Pasqua raccontate nel vangelo di Matteo

Ascolta l’audio in podcast:

Il racconto della resurrezione di Matteo, con protagoniste le donne, ci guida alla comprensione della Pasqua come un mettersi in movimento. In questo articolo, Marialaura Mino ci spiega il percorso dall’immobilismo della paura e della morte alla gioiosa impazienza dell’annuncio (vedi qui il video).

MUOVERSI

(Mt 27,57-28,10)

Sedute di fronte alla tomba

A proposito delle donne, Matteo usa un’espressione particolare – che non troviamo negli altri vangeli – quando racconta della sepoltura di Gesù:

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.”

Un particolare, lo stare sedute, che è molto eloquente: da un lato questo immobilismo indica che dopo averlo seguito e servito ora si trovano senza più nulla da fare, non hanno più nessun motivo per stare in movimento, nulla ha più senso e significato nella loro vita di sempre. E al tempo stesso, sembrano quasi in attesa che qualcosa accada. Se la morte è intesa come la fine, come un non senso, questo restare sedute non si capirebbe. Ma se la morte chiede di essere compresa, accolta, se la morte lascia spazio ad un oltre, allora lo stare sedute indica questa attesa, questa speranza. Così anche noi, attoniti come siamo di fronte alla morte che in questi giorni ci assedia, restiamo in attesa di un “Oltre”, o forse di un “Altro”, che giunga a sorprenderci e a salvarci dall’oblio, dal nulla.

Maestro della croce “Crocifisso di tereglio, pie donne al sepolcro” – Wikipedia

 

In cammino, all’imbrunire

 “Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba.”

Dopo questa scena, ritroviamo le donne, nel capitolo finale del Vangelo, “allo splendere del primo astro della settimana” (Mt 28,1), che secondo alcuni interpreti non indica l’alba, ma la prima stella della sera, ovvero la fine dello shabbat. Dunque, da sera a sera: la prima, che segna l’inizio della festa, è la sera della sepoltura frettolosa e compassionevole di Gesù, mentre la seconda ne decreta la fine secondo la tradizione ebraica. Con il sorgere della prima stella del sabato sera, si esce dalla  casa e dalla sinagoga, per ritrovare quello spazio che le rigide regole dello shabbat hanno limitato; più gioiosa ancora dell’attesa della festa è, per il pio giudeo, la fine della stessa, quando la pienezza raggiunta dal perfetto compimento del riposo sabbatico può esprimersi nella convivialità spontanea e rumorosa delle strade affollate, come ancora oggi si vede in certi quartieri di Gerusalemme. In questo caso, le donne avrebbero atteso impazienti la fine del divieto imposto dalla Torah, per recarsi al luogo della sepoltura. Le donne si mettono in cammino, probabilmente all’imbrunire, senza aspettare la luce del giorno. Del resto, anche la grande veglia pasquale inizia all’imbrunire, con l’accensione del fuoco da cui prende luce il cero pasquale, che rischiara la notte del sabato santo. Matteo non fa menzione di oli o di unguenti: le donne vanno al sepolcro per “vedere la tomba”. Vanno per stare accanto a Gesù, perché sono state amate ed hanno amato, fino alla fine. Ed è questo amore che le spinge nonostante la tomba sigillata e la guardia armata.

Non è qui. È risorto!

A questo punto il racconto cambia completamente registro. “Ed ecco” è la semplice introduzione che ci getta nel vivo degli eventi che seguono: un forte terremoto all’improvviso scuote la terra, un “grande sisma”, ed un angelo del Signore, un messaggero sceso dal cielo, rotola la pietra e siede sopra di essa. È una teofania: il terremoto, potenza divina all’opera sulla terra, energia esplosiva, si scatena e in pochi secondi sconvolge ogni cosa. Solitamente il sisma porta distruzione e morte, ma se proviene dall’alto, da Dio, è novità, energia che ribalta anche le certezze più granitiche. Così l’angelo, come una folgore scagliata dall’alto, bianco come la neve, colore per eccellenza del trascendente nella Bibbia, siede su quella pietra, ad indicare che nessuna realtà umana, nemmeno la morte, può resistere alla potenza di Dio.

“Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come la neve.”

Dio regna e la tomba è vuota, la vita riprende possesso della creazione, come in principio nel piano di Dio, secondo il racconto della Genesi.

Tuttavia, la prima conseguenza di questo intervento potente di Dio è la paura: le guardie hanno paura, cadono a terra. La paura corrisponde all’immobilità e l’immobilità alla morte. Coloro che pretendevano di imporre la loro logica di morte, ora giacciono a terra “come morti” loro stessi. Anche l’angelo si rivolge alle donne dicendo: “Non abbiate paura, voi!”; per chi crede e ama, il manifestarsi della trascendenza di Dio in tutto il suo splendore non è minaccia di morte, ma chiede un salto ulteriore. Non è questo il momento della paura!

«Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete». Ecco, io ve l’ho detto».

La sequenza delle parole dell’angelo è impressionante:

GESÙ, IL CROCIFISSO. NON È QUI. È RISORTO

Chi è Gesù? Cosa sanno le donne di lui? Sanno che è il maestro, l’amato, il Signore e che è stato loro dolorosamente tolto, e questo giustifica il loro essere lì. Ma ecco quello che le donne non possono ancora sapere né immaginare: “Gesù, quello che voi cercate, quello che fu crocifisso, non è qui!”. Affermazione che da sola apre a mille interrogativi, dubbi, supposizioni, come di fatto ci raccontano gli stessi Vangeli. Anzitutto però sta a sottolineare come la morte non è la realtà definitiva e attuale di Gesù: “Non è qui”. Cancellata, di colpo, l’unica certezza che le donne avevano, cosa rimane? Negli occhi, nella mente e nel cuore delle donne, viene scosso, ribaltato, come in un terremoto interiore tutto quello che esse sapevano, o credevano di sapere; ora non sanno più nulla, toccano il limite della loro ragione ed esperienza umane. Ma è in questo esatto momento che si crea, finalmente, lo spazio vuoto che rende possibile il salto. Proprio nel momento in cui sono sgomente e attonite, è la buona notizia, il kerygma contenuto nelle parole dell’angelo che viene loro incontro e chiede di essere accolto: “E’ risorto”.

Di corsa, verso la vita

“Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli.”

Dall’immobilismo della morte e della paura, al movimento di una corsa generata dal timore e dalla “gioia grande”. Timore della creatura che si trova di fronte al suo Creatore, in tutta la sua potenza salvifica. Grande gioia, per aver udito la notizia che il loro cuore in fondo attendeva: “Non è qui, non giace tra i morti, il Signore è vivo!”. Maria Maddalena e l’altra Maria si allontanano in fretta da quel luogo a cui prima erano dirette, unica meta possibile dopo l’esperienza della croce e della sepoltura di Gesù. Di fretta, perché ora sanno che non hanno più nulla da fare lì; ora i discepoli sono la meta e la direzione da seguire. Come la donna samaritana che abbandona in fretta il suo vaso vuoto, urna di morte, per portare di corsa ai suoi fratelli una domanda: “Che sia forse lui il messia?”; come Maria che, allontanandosi da un giudizio di condanna, di fretta sale da Elisabetta per condividere il dono della vita che viene da Dio.

Le donne lo sanno: la vita è un dono e va donata! E la vita di Dio, che risorge da morte, quando tocca la nostra esistenza e la trasforma, quando cambia la paura e la tristezza in gioia, mette in movimento, spinge a partire, ad incontrare, ad annunciare. È quello che vogliamo fare qui, amiche e amici che ci leggete: insieme a voi vogliamo metterci in movimento, aprire cantieri, mettere cuore, mente, energia per annunciare, alla nostra stessa vita, che Cristo è risorto. È veramente risorto.

Subito, senza aspettare oltre. Non c’è tempo da perdere.

(in copertina:  Angelo annuncia la resurrezione di Gesù Cristo alle pie donne, Beato Angelico – Part.)